Ecco la traduzione della prima recensione di Senjutsu!

Aggiornamento: ago 12



Gli Iron Maiden rilasceranno il loro 17esimo album il prossimo 3 settembre, e oggi Loudwire ha pubblicato la prima recensione track-by-track del disco. Vi riportiamo la traduzione:


SENJUTSU (8:20)


La Musica:

Solo batteria - THUD! - ancora due - THUD! THUD! - alcuni rumori che sembrano il parlare dell'alieno Predator si insinuano... dove siamo?

Un forte accordo adesso riempie lo stereo, entrano alcuni accordi discendenti e Nicko McBrain è ancora dietro a tutto, un architetto di patterns disorientanti, martellanti e pressanti. Dovunque noi siamo, non è minimamente vicino a dove siamo stati - e siamo solo a 45 secondi.


Ecco Bruce! Sembra un saggio mago, il che aiuta a capire il perché di quella chioma argentea che ha adesso. Il ritmo è implacabile, ci sono diverse tracce vocali e alcuni striduli pezzi di tastiera orchestrale. E' tutto così denso, in maniera schiacciante. Qualcosa dovrà arrivare, no?

No. Tutto cupo, tutto il tempo. C'è una sorta di disperazione qui che è spiacevole, soprattutto a causa di quel pressante groove. E' lì dall'inizio alla fine. Non si ferma un attimo.

Wow, incredibile. Questo è davvero diverso. I pezzi scritti da Steve Harris e Adrian Smith sono sempre accattivanti - quello che scrive le lunghe canzoni e quello che invece è ancora per le canzoni più corte. "Senjutsu" mette in risalto entrambi i loro punti di forza.

Questi due hanno anche scritto l'intro di The Final Frontier, e sembra che abbiano ampliato il concetto di quei suoni di batteria suonati oltre un decennio fa. Non è l'unico rimando al passato in questo album...



Il Testo:

Battaglie! Un sacco di battaglie! Con nemici a nord, sud, est e ovest, il pezzo spiega la natura disorientante di "Senjutsu" e della lugubre atmosfera. Ma le dinastie vanno protette, anche davanti ad una imminente sconfitta.


Verdetto:

Un sacco di persone diranno che questa sembra una canzone dei Tool. La batteria rende questo paragone semplice, ma tutto qui. La prima traccia in un album degli Iron Maiden è qualcosa di sacro e, anche senza ascoltare il resto del disco, questa posizione sembra perfetta per la title track.


STRATEGO (4:59)


La Musica:

E finalmente tutta quella tensione viene scacciata via! Un inizio ardente e una galoppata aiuta il tutto ad essere più familiare.

Questa ha un qualcosa da oscuro motociclista con il mantello (ironicamente, questa immagine è stata la protagonista del video di The Writing on the Wall). Non ci sono dubbi - questo è un pezzo scritto anche da Gers, evidenziato dal fatto che suona la linea vocale sotto il cantato di Bruce. C'è qualche sorta di effetto vocale qui, e bisogna dire che suona davvero bene con la chitarra di Janick.

Amo il pre-ritornello - la violenta batteria ti ha convinto che la voce di Bruce si scatenerà... ma viene tutto fermato e si ricomincia con la galoppata per qualche altro giro con l'aggiunta di qualche accordo e dopo, finalmente, il grande ritornello ci ripaga.


Questa mi ricorda molto "Ghost of the Navigator". Il modo in cui gioca con il pre-ritornello, il ritornello e il post-ritornello. Anche quella era una traccia Harris/Gers, ma con l'aiuto di Dickinson. Janick continua a tirare fuori molto del miglior materiale dei Maiden.

La tonalità, lo stesso effetto stridulo della title track, danno a questo pezzo una grande atmosfera da Dance of Death.


Il Testo:

How do you read a madman’s mind / Teach me the art of war / For I shall bring more than you bargained for” — Sorprendentemente, il teatrale Dickinson è completamente rilassato mentre canta questa parte, come se la battaglia fosse già stata vinta o, più verosimilmente, è un rimando alla nozione del "eye of the storm", menzionato nel ritornello. Sembra una considerazione sulla vorticosa esperienza di "Senjutsu".

Nessuna citazione al gioco da tavolo 'Stratego'. Almeno, non l'ho notata. E' probabilmente una buona cosa. C'è più cultura e storia da cui attingere invece che ispirarsi ad un gioco per bambini.



Verdetto:

Non ci sono tante canzoni brevi qui e, fortunatamente, questa è grandiosa. Soltanto perché le canzoni dei Maiden sono più lunghe di questi tempi non vuol dire che non possano tirare fuori queste tracce brevi da riascoltare di continuo.


THE WRITING ON THE WALL (6:13)


La Musica:

Accompagnato da uno dei più memorabili video di sempre, questa canzone è stato il primo vero assaggio di Senjutsu che tutti i fans del mondo hanno ricevuto. Adrian ama il Blues e l'Hard Rock old school mentre Bruce ha un'affinità con i Jethro Tull, ed entrambi le loro passioni si uniscono in "The Writing on the Wall". L'inizio quasi western è un tocco innovativo e, se tanto mi dà tanto, mi ricorda un po' l'atmosfera di "El Dorado", il singolo apripista dell'album del 2010 The Final Frontier.

Come c'era da asepttarsi, questa canzone suona ancora meglio quando messa vicino alla "allegra" Stratego. L'atmosfera qui è positiva, nonostante il tema sia piuttosto pesante.

I Maiden qui puntano tutto sulla forza di Smith, lasciando che il suo modo espressivo di suonare la chitarra si scateni nell'ultima parte del pezzo, con quei fantastici abbellimenti che tende ad aggiungere dal vivo. Ci sono anche alcune delle migliori melodie folk dei Maiden.


Il Testo:

Nonostante la brillante campagna del 'Belshazzar's Feast', questa canzone non riguarda la storia della Bibbia. Sembra più diretta invece a chi si trova in posizioni di potere e cerca disperatamente di aggrapparsi a strade sbagliate, mentre non riesce a capire che la caduta è inevitabile. Il terremoto che sta arrivando è il rombo dei senza potere che si uniscono per causare una revisione del sistema. Il video animato rende questo concetto abbastanza evidente.


Verdetto:

Siamo a tre canzoni ed è impossibile determinare la direzione dell'album. Con un'ora di musica rimasta, tutto è possibile. Il tempo di The Writing on the Wall è in qualche modo caparbio o contenuto, il che rilascia abbastanza tensione per connettersi al testo. Questa sicuramente sarà un bel colpo dal vivo, quando verrà inevitabilmente suonata un po' più veloce.


LOST IN A LOST WORLD (9:31)


La Musica:

Eccoci al primo dei quattro epici pezzi di Steve Harris, i quali superano tutti i 9 minuti.

Alcune delicate plettrate acustiche e degli "ahhhh-ahhh" respirati preparano l'atmosfera di Lost in a Lost World. Bruce - la cui voice è avvolta da un effetto spaventoso - un' energia spettrale che continua svogliatamente nell'aria come fumo proveniente da un bastoncino di incenso - arriva immediamente.

Cosa rende davvero eccitanti questi intro acustici è l'incertezza di come Steve romperà questa calma. Con la massima insistenza, ecco che succede con un solid riff, tipico dello stile di Steve Harris. Questi versi hanno una forte melodia, più della grande quantità di parole che Arry fa cantare a Bruce in una maniera più rigida, e Bruce li confeziona perfettamente con gesta impossibili e splendore. Queste sono tutte cose positive, comunque.

Whoa - non mi aspettavo un ritornello in stile X Factor, specialmente dopo il pre-ritornello in cui Janick segue Bruce ancora una volta. Tutta la fluidità si ferma lì, un cambiamento nella canzone, mentre questo ritmo dentellato ora continuerà per il resto della traccia. Gli accenti di Nicko sono brillanti da quel momento, anche in momenti di relativa semplicità. La moderazione è la caratteristica di ogni bravo batterista.


Il Testo:

Questo pezzo parla dei massacri delle tribù indigene visti da chi è ancora qui, discendenti di antenati da lungo spariti, eliminati da signori della guerra assetati di sangue. Il ritornello ha molto più senso ora - qualcosa di storico e bello porta il tutto alla conclusione in maniera dissonante. Questo è ciò che rende Steve Harris un incredibile compositore e racconta storie.



Verdetto:

Ci sono alcuni fans che non accetteranno mai che questo è ciò che vuole essere Steve, almeno quando lasciato da solo. Anche se gli intro acustici sono diventati tipici per le canzoni di questa lunghezza, queste opere sono lontane dall'essere incastrate in qualche comfort zone.

Differenziarle è un'impresa incredibile, specialmente dopo averne composte così tante. Nonostante ciò, ci sono molti altri frutti più dolci da assaggiare in Senjutsu. C'è un po' di disconnessione in alcune di queste parti.


DAYS OF FUTURE PAST (4:03)


La Musica:

Che intro figo! No, seriamente, che intro figo! Con un po' di gusto orientale.

"Days of Future Past" è il pezzo da singolo forte che ti aspetti ogni volta che Adrian e Bruce si uniscono. La strofa sa di vecchi Maiden con una traccia di chitarra aggressiva dello storico chitarrista, ma il ritornello ha radici nel nuovo periodo e Bruce tira fuori la sua miglior prestazione vocale fino ad ora.

Ci sono un sacco di tira e molla qui, e Smith sa sempre come passare da un tempo da pit-stop e portare il tutto a velocità di crociera. Il doppio ritornello alla fine fa molto "Out of the Silent Planet" - doveva durare più a lungo!

Eddie, se stai leggendo, diresti ai ragazzi di suonare sia "Silent Planet" sia questa nel prossimo tour. La nostra penna potrebbe non essere più forte della spada, amico, aiutaci. Questa nostra tastiera fa pure schifo - whale oil beef hooked.


Il Testo:

The days of future past / To wander on the shore / A king without a queen / To die forevermore / To wander in the wasteland / Immortal to the end / Waiting for the judgement / But the judgement never ends."

Questo deve essere il ritornello migliore dell'album, e non solo dal punto di vista del testo. Uno schema di rime fantastico nelle strofe e rubare il titolo di una canzone dei Moody Blues va benissimo - i Moody Blues spaccano, amici.



Verdetto:

Tutti i fans delusi dall'ambiziosa svolta prog dei Maiden menzionati sopra saranno entusiasti di questo pezzo. Ad ora, abbiamo raggiunto la canzone più forte (e non solo perché è corta), il che mette il resto delle tracce in pole-position mentre Senjutsu inizia la sua scalata.



THE TIME MACHINE (7:09)


La Musica:

L'intro acustico mi fa pensare subito al ponte della nave nella terribile tempesta di "The Talisman" da The Final Frontier, che guarda caso è la mia preferita da quell'album.

Una parte di me sperava che i Maiden si imbarcassero in qualche sorta di Tarkus degli Emerson, Lake and Palmer, e sarebbe stato possibile se avessero deciso di scrivere i vari movimenti per ogni scappatella fatta in questa composizione da viaggio nel tempo. Qualcun altro? No? Solo io?


Comunque, c'è un sacco di eccitazione, melodie carnevalesche e addirittura qualche plettrata acustica a support del ritornello, che si avvicina al livello di quello della precedente canzone. Chiamiamolo un collegamento. Nicko fa esattamente ciò di cui c'è bisogno, elevando il tutto.

Due metà compongono The Time Machine, collegate da un potente ritornello. Bruce usa un sacco il vibrato in questa canzone.

Il piccolo intermezzo jam/prog ci fa sentire in una macchina del tempo, visto che rimanda alla sezione a metà di Starblind (2010).



Il Testo:

"The Time Machine" è incentrata sulla magnitudine di concetti riguardanti il visitare ere passate della terra, anziché raccontare solo una serie di storie.

Stand among the steeples, stand upon the walls,” canta Bruce con esaltante spavalderia, come una figura che salta da un tetto all'altro, impaziente di raccontare i misteri del mondo a chiunque voglia ascoltare.



Verdetto:

Dal momento che tutto questo intero track-by-track è basato sull'opinione di uno scrittore megafan, non badate a me quando dico che "The Time Machine" è la mia traccia preferita da Senjutsu.

E' stato amore a primo ascolto e ha mantenuto la sua reputazione anche dopo svariati altri replay. E' così DIVERTENTE. Vorrei che durasse 20 minuti - è una canzone così orecchiabile. Ci sono un sacco di opportunità da sperimentare.

Sfortunatamente, questa segna la fine delle canzoni scritte da Janick. Due su due comunque - mi va bene!


DARKEST HOUR (7:20)


La Musica:

Il suono delle onde che si infrangono e di pungenti pezzi di chitarra che richiamano dei gabbaini rumorosi aprono "Darkest Hour", non solo l'ultima canzone scritta da Bruce/Adrian, ma anche l'ultima canzone non scritta solamente da Steve Harris.

Il titolo dice tutto sull'atmosfera del pezzo, che è dark, meditativa e pensierosa, guidata da accordi disperati e melodie mistiche attraverso la spoglia strofa. Adrian, ancora una volta, crea delle textures di chitarra che aiutano a costruire un grande intermezzo, uno ancora ancorato alla chiara sofferenza.

Di tutte le canzoni di Senjutsu, è Darkest Hour che incapsula meglio l'incredibile versatilità e il dinamismo del magnifico senza età, Bruce Dickinson.

Abbiamo davvero bisogno di un'autentica ballad su un album degli Iron Maiden? Forse non riguardante un tizio appena lasciato, ma si, ne abbiamo bisogno. Ci sono chitarre pastose in sottofondo e incredibili bombe blues fanno vedere le abilità di Smith, il chitarrista espressivo del gruppo.



Il Testo:

Questa è pesante. Una ballad scritta attraverso gli occhi di un soldato che teme il giorno a venire. L'ora più buia è quella prima dell'alba, e prima che la battaglia e la fatica cominci nuovamente. Metaforicamente parlando, c'è un sacco dentro a Darkest Hour. Vedremo cosa ne penseranno gli altri fans il 3 settembre.



Verdetto:

Darkest Hour starebbe benissimo negli album solisti di Dickinson Accident of Birth e Chemical Wedding, entrambi con la presenza di Smith.

Questa è una canzone davvero atipica per i Maiden, ed è emozionalmente eccitante. E' raro sentire Bruce essere davvero al centro dell'attenzione senza troppa strumentazione in lizza per l'attenzione. Mi aspetto che questa sarà una di quelle canzoni che richiederanno un po' di tempo ai fans prima di essere apprezzata nel suo splendore.


DEATH OF THE CELTS (10:20)


La Musica:

Il nostro amato 'Arry non ha più niente da dimostrare a nessuno di questo mondo o il prossimo (complimenti a chi ha colto la citazione a Can I Play With Madness), ma sembra che non abbia finito di mettersi alla prova.

Mettersi sulle spalle gli ultimi 34 minuti è davvero una mossa coraggiosa, davvero. In un certo senso, tutto Senjutsu verrà giudicato da queste ultime sue tre tracce.

Dopo un paio di secondi, Death of the Celts sembra essere un sequel di The Clansman.

L'intro - si, avete indovinato - calmo procede in una maniera simile e tutto ha una certa aura di grandezza che deve arrivare, mentre si cambia da accordimaggiori e minori.

La voce folk da raccontastorie di Bruce scorre nella distorsione mentre la tensione aumenta... e aumenta, e aumenta. A Steve piace scrivere un sacco di parole, che possiamo farci?

Siamo a 5 minuti pieni e la tensione si rompe, mentre Death of the Celts diventa una canzone divisa in due parti distinte, l'ultima incentrata su semplici melodie in crescendo. Pensate a "The Red and the Black".

Ora, dove sono la mia spada e il mio scudo? E' il momento di rispondere alla chiamata...


Il Testo:

Non è un mistero di cosa parli "Death of the Celts"...



Verdetto:

L'ottava canzone di Senjutsu farà prendere dello sporco al vostro kilt. In questo trio di chiusura, Steve è da solo. Questo è un richiamo molto più forte all'era di Blaze rispetto a Lost in a Lost World. Alcuni potrebbero dire che questa è soltanto un riciclo o una versione 2.0 di The Clansman, ma con un catalogo così ricco di temi, perché limitarti a una?


THE PARCHMENT (12:39)


La Musica:

Intro calmo? Intro calmo!

Sentite, è quello che deve essere. Steve ha scritto queste canzoni da solo per decenni, se volete qualcos'altro, affari vostri.

La mancanza di una struttura tradizionale e canzoni senza ritornelli scontati sono una maniera davvero unica di scrivere, dovete accettarlo.

Sembra come se Powerslave avesse incontrato The Book of Souls in The Parchment, l'unica canzone di quelle tre a non portare il titolo dell'album. Il mid tempo rimane costante per tre quarti della canzone e Nicko azzecca ogni colpo di batteria alla perfezione, insieme a melodie enigmatiche e synth orchestrali. All'improvviso una galoppata irrompe, come se i secreti della pergamena fossero svelati sul mondo e tutto fosse giusto e buono di nuovo.



Il Testo:

Sembra che Bruce si riferisca all'antico tiranno Re Erode, ma dal momento che c'è già una canzone che finisce con "The Great", The Parchment suona meglio come titolo. Considerato come è dannatamente oscura questa canzone, l'ordine di Erode di uccidere tutti i bambini al di sotto dei due anni nelle vicinanze di Betlemme è il vero tema della canzone, visto che cercato di privare il mondo del piccolo profeta Gesù.



Verdetto:

Senza una tradizionale struttura, è difficile ricordare quale sezione viene da quale canzone senza un po' di ascolti extra. E' nella natura della bestia, senza offesa per Harris. Un'altra canzone che verrà apprezzata nel tempo, e che vi farà tornare indietro per ascoltare tutte le sfumature di The Parchment.


HELL ON EARTH (11:19)


La Musica:

Eccoci al finale di Senjutsu e, siccome niente è certo nella vita, potenzialmente al finale dell'intera carriera degli Iron Maiden. Speriamo di no!

Il passaggio iniziale ha dei rimandi alla traccia di chiusa di The Final Frontier, "When the Wild Wind Blows" ma, ancora una volta, niente sembra rimaneggiato. Questi collegamenti al passato aiutano ad unire il catalogo, ed è scontato che i Maiden siano i primi e i più influenzati da loro stessi.

Un altro intro calmo... e niente cantato questa volta.

"Hell on Earth" contiene alcuni dei migliori pezzi melodici di Steve, alcuni che sono utilizzati in maniera diversa mentre la canzone scorre per i suoi 11 minuti. E' una maniera divertente di ri-arrangiare gli elementi più memorabili di una traccia senza conformarsi alla dinamica strofa/ritornello a cui Steve sembra così... contrario (colpi di batteria!).

Vocalmente, è un altro alto punto di Senjutsu, specialmente alla fine. Il famoso ringhio di Bruce esce fuori in maniera viscerale, una performance appassionata che esce fuori subito dopo una minimalista.

Una fine davvero gloriosa che viene portata via, oltre la vista del sole che albeggia e l'orizzonte buio.



Il Testo:

La guerra è inferno, vero?

Basta spoilers! Qualcosa deve essere tralasciato, così da arrivarci anche voi.



Verdetto:

La migliore delle quattro epiche tracce di Arry senza dubbio, e un'altra chiusura da aggiungere alla lista. La prima reazione all'ascolto di Hell on Earth è stata: - possiamo dire parolacce? Possiamo - "DANNAZIONE, CE L'HA FATTA CAZZO! CE L'HA FATTA CAZZO!"

Tutte le ginocchia devono essere rivolte verso Steve Harris per l'eternità, anche se l'eternità dovesse fallire.

Devo ammetterlo, ero un po' nervoso quando ho visto che il 40% delle tracce dell'album era scritto soltanto da Steve, che tra l'altro aveva due altre collaborazioni. E' un sacco di creatività per una sola persona, 17 album dopo. Ora mi sento imbarazzato. Scusa, 'Arry, non succederà di nuovo!