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LA BAND

 
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Gli Iron Maiden sono leggende viventi. Da oltre 40 anni rappresentano il simbolo di coerenza, indipendenza creativa, dedizione ai propri fan e indifferenza verso media e critica. Tutto ciò li ha portati a diventare la più grande band heavy metal che il mondo abbia mai visto.

Dal Libano alla Spagna, da New York a Città del Capo, la band conta centinaia di milioni di fan in tutto il globo: diversi per religione, colore della pelle e idee politiche, ma tutti accomunati da un amore inesauribile verso la band.

GLI INIZI

Il gruppo viene fondato a Londra dal bassista Steve Harris (giovane promessa del calcio inglese) a metà degli anni ’70. Dopo circa cinque anni di concerti nei pub di tutta l’Inghilterra, gli Iron Maiden — composti da Dennis Stratton e Dave Murray alle chitarre, Steve al basso, Clive Burr alla batteria e Paul Di’Anno alla voce — pubblicano il loro primo album omonimo. Con grande sorpresa della band stessa, Iron Maiden raggiunge la quarta posizione della classifica inglese.

Il gruppo inizia quindi a esibirsi in tutta Europa, principalmente come band di supporto a gruppi come Judas Priest e Kiss, spesso ottenendo un riscontro superiore a quello degli headliner stessi.

Nel 1981, dopo l’addio di Dennis Stratton, subito rimpiazzato da Adrian Smith (già grande amico di Dave Murray), la band pubblica il suo secondo album, Killers. Il tour porta gli Iron Maiden in locali sempre più grandi in Europa e segna la prima volta in America per Steve e soci.

L'ARRIVO DI BRUCE DICKINSON E L'ASCESA

A fine anno la band subisce quello che si rivelerà il cambio di formazione più fortunato della sua storia: Paul Di’Anno (alle prese con problemi di droga e alcol) viene licenziato e al suo posto entra l’ex cantante dei Samson, Bruce Dickinson.

Con una voce ben diversa da quella del suo predecessore — molto più potente e squillante — nel 1982 il gruppo registra il suo terzo album, The Number of the Beast, divenuto una vera e propria pietra miliare della musica metal e non solo.

Dopo il tour del disco, Clive Burr lascia il posto dietro le pelli a Nicko McBrain. Sarà proprio quest’ultimo ad aprire il quarto album della band, pubblicato nel 1983, Piece of Mind. Questa formazione rimarrà invariata fino al 1989 e, per molti, gli album pubblicati in questi anni rappresentano al meglio il concetto di heavy metal.

Nel 1984 gli Iron Maiden pubblicano Powerslave, un altro disco destinato a fare storia. Il tour intrapreso per promuoverlo, il World Slavery Tour, è tutt’oggi uno dei più lunghi della storia. La band suona quindi per la prima volta in arene e palazzetti di tutto il mondo. La produzione è spettacolare, con un Eddie — la mascotte della band presente su tutti gli album — in versione mummia alto 4 metri, oltre a numerosi oggetti scenici, fuochi d’artificio ed esplosivi.

Durante le quattro serate sold out alla Long Beach Arena (California), il gruppo registra il disco dal vivo Live After Death, ancora oggi considerato uno dei migliori live mai pubblicati.

Nel gennaio del 1985 gli Iron Maiden si esibiscono per la prima volta in Brasile, partecipando al festival Rock in Rio, suonando davanti a oltre 300.000 persone. Degne di menzione sono anche le sette date sold out consecutive a New York.

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Gli Iron Maiden nel 1984

Finito il lunghissimo tour, tutta la band è provata, sia fisicamente che psicologicamente, in particolare Bruce Dickinson. Questo non impedisce loro di registrare il sesto album, Somewhere in Time, pubblicato nel 1986. Il disco è molto differente dai precedenti, in quanto presenta per la prima volta l’utilizzo di sintetizzatori. Nonostante oggi sia considerato senza dubbio un capolavoro (ed è il preferito di molti fan), all’epoca venne accolto in maniera tiepida.

Le cose non cambiano con il settimo album, Seventh Son of a Seventh Son del 1988. Sebbene oggi sia lodato come uno dei migliori lavori della band e uno dei migliori dischi della storia, all’epoca divise il pubblico, che si stava abituando a sonorità sempre più veloci e aggressive.

Il tour è ad ogni modo un successo e vede la band suonare per la prima volta al Monsters of Rock di Donington, registrando il record (ancora oggi imbattuto) di 107.000 spettatori.

IL DECLINO, L'ERA BLAZE E LA RINASCITA

Per cercare di recuperare la fetta di fan persa, gli Iron Maiden pubblicano nel 1990 No Prayer for the Dying, un lavoro molto più diretto e crudo rispetto ai predecessori. Tuttavia, il successo sperato non arriva. Il disco, oltre a non convincere pienamente, esce in concomitanza con un altro cambio di formazione: questa volta Adrian Smith lascia la chitarra al nuovo arrivato Janick Gers. Inoltre, Bruce Dickinson, incerto sulla direzione musicale da intraprendere, pubblica il suo primo album solista nel 1990, molto diverso da quello dei Maiden.


Nel 1992 la band pubblica Fear of the Dark. Il disco viene generalmente accolto meglio rispetto al predecessore, anche se ormai molti fan iniziano a chiedersi quanto la band potrà ancora andare avanti. Il colpo di grazia arriva con l’annuncio dell’abbandono di Bruce Dickinson, che sconvolge tutti i fan del gruppo.

Dopo il tour di addio del cantante, Bruce viene rimpiazzato da Blaze Bayley, ex frontman dei Wolfsbane i quali avevano aperto diversi show ai Maiden in passato. 

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La band con Blaze Bayley alla voce nel 1995

Nel 1995 la band pubblica The X Factor, il lavoro più cupo mai proposto dal gruppo, che viene bocciato dalla maggior parte della critica e dei fan. 

Il tour dell’album li vede suonare nuovamente in locali più piccoli in America, e le performance non sempre eccelse di Blaze Bayley, soprattutto sulle canzoni di Bruce Dickinson, non aiutano la reputazione di quella che fino a pochi anni prima era considerata la migliore band Heavy Metal di tutti i tempi.

 

La situazione rimane invariata anche con il successivo disco, Virtual XI, pubblicato nel 1998. Ma proprio quando per gli Iron Maiden sembra essere giunta la fine, ecco il ritorno di Bruce Dickinson e Adrian Smith nella formazione. Mentre Bruce riprende il posto di Blaze, Adrian non sostituisce Janick Gers, trasformando gli Iron Maiden in una band a sei elementi.

LA SECONDA VENUTA DEI MAIDEN

Forti della nuova formazione, nel 2000 i Maiden pubblicano Brave New World, accolto da critiche più che positive. Il tour li vede suonare nuovamente al Rock in Rio, per un pubblico di oltre 250.000 persone. La band registra anche un album dal vivo, chiamato semplicemente Rock in Rio, ritenuto da molti fan uno dei migliori dischi live mai pubblicati.

Il successivo disco, Dance of Death, viene pubblicato nel 2003. Dopo il tour a supporto di quest'ultimo, nel 2005 la band si imbarca nell' Eddie Rips Up the World Tour, serie di concerti con una scaletta incentrata esclusivamente sui primi quattro album. In questa occasione, il gruppo si esibisce in molti stadi europei, tra cui l'Ullevi Stadium di Gothenburg, che registra il tutto esaurito in sole due ore. 


Nel 2006, la band registra e pubblica A Matter of Life and Deathil quale viene poi eseguito per intero durante il tour.

Nel 2008 la band inizia uno dei più avventurosi tour mai fatti, il Somewhere Back in Time World Tour, noleggiando un Boeing 757 (rinominato Ed Force One) e facendolo pilotare a Bruce. In questo modo, gli Iron Maiden sono in grado di visitare molti più mercati e paesi del solito. Il tour è tutt'oggi uno dei più grandi successi della band, con stadi e festivals sold out ovunque. La prima parte del tour viene immortalata nel film Flight 666, distribuito nel 2009 nei cinema di tutto il mondo. 

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Gli Iron Maiden nell'era di Brave New World

Tornati in studio nel 2010, gli Iron Maiden registrano il loro 15esimo disco, The Final Frontier. Per la seconda leg del tour la band utilizza ancora una volta l'Ed Force One. 


Terminata la tourneè, nel 2012 i Maiden iniziano il Maiden England World Tour, tour retrospettivo basato fortemente su Seventh Son of a Seventh Son e sul tour che fecero in supporto ad esso.

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I vari Ed Force One utilizzati dagli Iron Maiden fino al 2016

Subito dopo la fine del Maiden England Tour, nel 2014, proprio mentre il gruppo si trova in studio a registrare il suo sedicesimo album, The Book of Souls, a Bruce Dickinson viene dignosticato un tumore alla lingua e uno al collo. Nonostante ciò, il cantante porta a termine le sue parti vocali per poi iniziare le cure.
 

Nel 2016, dopo la guarigione di Bruce Dickinson e la pubblicazione del disco, la band intraprende il The Book of Souls World Tour, utilizzando un nuovo Ed Force One — questa volta un ben più grande Boeing 747. Il tour, della durata di due anni, vede la band esibirsi in tutto il mondo, segnando anche la prima volta in paesi come El Salvador e Cina.

Dopo aver pubblicato il disco dal vivo Live Chapter, nel 2018 la band inizia il Legacy of the Beast Tour, il quale la porterà a suonare in arene e stadi stracolmi in Europa ed in America. 

Durante il blocco dei tour dovuto alla pandemia da Covid-19, nel 2021 il gruppo rilascia a sorpresa il suo 17esimo album, Senjutsu. Dopo una leg finale del Legacy of the Beast Tour, tenutasi nel 2022 negli stadi europei e americani, nel 2023 la band annuncia il Future Past World Tour, serie di concerti incentrata sia sull'ultima fatica in studio sia sull'album del 1986 Somewhere in Time. Le prevendite fanno registrare il sold out nelle arene e negli stadi di tutto il mondo nel giro di pochi minuti, anche grazie ad una scaletta che presenta chicche come Hell on Earth o la tanto attesa dai fans Alexander the Great.

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La mastodontica produzione del palco per il Legacy of the Beast Tour

L'ICTUS DI NICKO, L'INGRESSO DI SIMON E IL RUN FOR YOUR LIVES WORLD TOUR

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Simon Dawson alla batteria durante uno show del Run For Your Lives Tour

Dopo la fine della leg europea del Future Past, il batterista Nicko McBrain annuncia che qualche mese prima della partenza del tour era stato vittima di un ictus, il quale lo aveva lasciato parzialmente paralizzato. Nonostante ciò, la band prosegue con i concerti anche nel 2024, visitando l'Oceania, l'Asia e l'America.
Il giorno del secondo show allo stadio di Sao Paulo (Brasile), Nicko comunica che quello sarebbe stato il suo ultimo spettacolo con la band, dal momento che le sue condizioni fisiche non gli consentivano più di dare il 100% sul palco, oltre che a rendergli molto difficile viaggiare ai ritmi serrati sostenuti dal gruppo. Viene così annunciato l'ingresso in formazione di Simon Dawson, già batterista del side-project di Steve Harris, i British Lion. 

Con Simon alle pelli, nel 2025 gli Iron Maiden si imbarcano in un monumentale tour per celebrare i 50 anni di carriera, il Run For Your Lives. Le vendite dei concerti sono assolutamente incredibili, con doppie date negli stadi e nei parchi che registrano il tutto esaurito in pochi minuti. Tale successo costringe il gruppo ad un ritorno in Europa l'anno successivo, includendo anche un concerto allo Stadio di San Siro di Milano, facendo diventare i Maiden il primo gruppo metal ad esibirsi al Meazza. Inoltre, la band si esibisce per la prima volta in moltissimi stadi americani e australiani.

 

Sempre nel 2026, esce nei cinema di tutto il mondo Burning Ambition, film documentario sulla storia della band.
 

Con più di 100.000.000 di dischi venduti e oltre 2.500 concerti tenutisi in 63 paesi - e senza il supporto di radio e media - gli Iron Maiden si sono senza dubbio guadagnati la reputazione di band heavy metal più grande di tutti i tempi, nonché quella di una dei gruppi più influenti e amati nella storia della musica.

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La band in concerto al London Stadium nel 2025

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