5 cose che ci piacerebbe vedere dagli Iron Maiden (e che probabilmente non vedremo mai)
- Frank Travagli

- 13 minuti fa
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Negli ultimi tempi non sono mancate critiche e osservazioni rivolte agli Iron Maiden. Tra prezzi dei biglietti alle stelle e una monetizzazione praticamente su qualsiasi cosa, è normale che si sia diffusa la sensazione di essere passati dall’essere fan a diventare clienti di un’azienda. Anche se provengono sicuramente da una piccola percentuale della loro enorme fanbase, alcune di queste critiche hanno effettivamente senso e non nascono solo per alimentare polemiche sterili.
Noi vi proponiamo una lista di 5 cose che ci piacerebbe i Maiden facessero, pur essendo abbastanza sicuri che ciò non accadrà (pronti a essere smentiti, ovviamente!).
5. UNA MIGLIORE COMUNICAZIONE
Non è un mistero che gli Iron Maiden siano rimasti parecchio indietro sotto questo aspetto. Basta confrontare i loro feed social con quelli di altri artisti, anche della stessa generazione. Quando pubblicano qualcosa, si tratta quasi sempre di foto di fan accompagnate dalle classiche didascalie alla “Qual è la vostra canzone preferita?”, “Quando avete visto il vostro primo concerto?” e via dicendo.
Per carità, va bene tutto, ma questo tipo di contenuti sembra avere il monopolio assoluto delle loro pubblicazioni. Esistono sicuramente foto inedite da condividere, video dal backstage, curiosità sulle copertine, aneddoti di tour e molto altro che risulterebbe decisamente più interessante.
E se fin qui parliamo di aspetti tutto sommato marginali, anche gli annunci importanti spesso risultano incompleti. Come non citare il famoso “drip” delle date dei tour, l’assenza di informazioni su quale sarà il primo show o sul fatto che ci siano (o meno) altre date da confermare? Ok, a volte, quando finiscono un round di annunci per un Paese, scrivono “non ci saranno altri show”, ma non succede sempre e, quando accade, spesso lo fanno dopo mesi.
Anche sul ritiro di Nicko c’è stato pochissimo coinvolgimento: abbiamo dovuto aspettare diverso tempo per sentire la sua versione, e per di più non attraverso i canali ufficiali della band.
Insomma, ci piacerebbe che i Maiden fossero più completi e trasparenti nella gestione della comunicazione e dei social.
4. UN PALCO NUOVO (PER DAVVERO!)
Fino al Legacy of the Beast Tour (2018) c’erano davvero pochi artisti in grado di rivaleggiare con gli Iron Maiden in termini di produzione. Pur utilizzando sostanzialmente la stessa struttura dal tour di Brave New World (2000), quel tour era riuscito a svecchiare il tutto, offrendo il massimo possibile.
Il problema è che quello era, appunto, il massimo. Non si poteva fare di meglio continuando a mantenere il 90% della produzione invariata da tour a tour. Lo abbiamo visto chiaramente con il Future Past Tour: le uniche vere “novità” erano due micro-schermi ai lati delle backdrop, peraltro piuttosto discutibili. I fuochi erano spariti, le luci inferiori, e persino il big Eddie è stato probabilmente il più brutto degli ultimi vent’anni. Le grafiche che addobbavano il palco sembravano prese paro paro da immagini stock facilmente reperibili online.
Va però detto che quel tour, di fatto, non sarebbe nemmeno dovuto esistere: il mix tra Senjutsu e Somewhere in Time è stato pensato per recuperare il tempo perso a causa della pandemia. Per questo una produzione un po’ “alla bene e meglio” può anche essere perdonata.

Per il Run For Your Lives Tour, invece, le scuse non c’erano. Certamente siamo su livelli più alti rispetto al tour precedente, ma è innegabile che la produzione sappia di vecchio e, peggio ancora, di già visto:Eddie che esce su The Trooper, Bruce che sventola la bandiera del Paese in cui suonano, la maschera e la lanterna su Fear of the Dark… tutto già visto nel Legacy. Gli effetti speciali su Rime of the Ancient Mariner, Powerslave e The Number of the Beast? Sempre gli stessi.
Le uniche canzoni che non hanno ricevuto lo stesso trattamento delle ultime volte sono state Phantom of the Opera e Seventh Son of a Seventh Son… semplicemente perché sono stati rimossi fuochi ed esplosioni.
Insomma, quel “faremo cose mai fatte prima d’ora” presente nel comunicato ufficiale stona parecchio con ciò che poi si è visto sul palco. Sì, ora ci sono gli schermi al posto delle backdrop, ma per il 90% dello show riproducono immagini quasi statiche, esattamente come ciò che hanno sostituito. E parlare di innovazione è francamente fuori luogo: sono trent’anni che chiunque usa gli schermi come fondale.
I Maiden stanno chiaramente cercando di spremere fino all’ultimo una struttura che non ha più nulla di nuovo da offrire da almeno sette anni. E se i biglietti costassero come sette anni fa, forse potremmo anche chiudere un occhio. Ma visto che in molti mercati i prezzi sono addirittura superiori a quelli di produzioni mastodontiche come Rammstein o Metallica, allora sì, c’è un problema.

C’è anche un aspetto pratico: non avendo un “palco” vero e proprio, i
Maiden si limitano a inserire la loro produzione all’interno di strutture già esistenti, con conseguenti visuali laterali pessime e posti a visibilità limitata. Se in passato si poteva dire “vabbè, non suonano sempre negli stadi”, oggi questo discorso non regge più, visto che il 90% dei concerti si svolge in grandi spazi.
Non sono solo capricci da fan: tutto questo influisce direttamente sulla fruizione del concerto.
Gli Iron Maiden hanno l’immaginario più ampio di qualsiasi altro artista al mondo e un budget praticamente illimitato. Potrebbero davvero creare qualcosa di diverso, iconico, mastodontico. L’unica cosa veramente mastodontica, però, restano i prezzi dei biglietti.

3. PIÙ CAMBI NELLA SCALETTA TRA UNA LEG E L’ALTRA
Diciamolo subito: a noi la scelta di una scaletta fissa piace. Tutti si beccano lo stesso show, indipendentemente da quando e dove vedono il concerto. Dove però si potrebbe intervenire, senza scatenare polemiche inutili, è tra una leg e l’altra.
Alla famigerata data di Bologna avremmo ascoltato la stessa scaletta del 2018 (se il concerto si fosse tenuto nel 2020 come previsto). Nel 2026, salvo ripensamenti, vedremo lo stesso identico show di Padova. Comprendiamo che visiteranno anche Paesi in cui non sono ancora passati con questo tour, ma siamo davvero sicuri che uno o due cambi farebbero male a qualcuno? Non parliamo di stravolgere tutto, ma di piccoli aggiustamenti, soprattutto considerando che una grossa fetta della tournée si svolge nuovamente in Europa.
I pezzi li sanno, e ora non c’è nemmeno più la scusa dei teloni (che, tra l’altro, spesso non aveva senso: nel Legacy molte canzoni avevano backdrop generiche). Pigrizia, forse?
2. VIDEO E FOTO DA OGNI SHOW
Come pagina dedicata agli Iron Maiden, raccogliamo le migliori foto da ogni data. È un lavoraccio, ma ci piace che esistano ricordi di tutti i concerti. Sarebbe però molto più semplice se fossero gli stessi Maiden a fare qualcosa di simile, con materiale di qualità decisamente superiore.
Se non vogliono creare un album dedicato (come fanno moltissimi gruppi), potrebbero almeno pubblicare ogni tanto un video live di una canzone del tour, considerando che hanno registrazioni audio e video di ogni concerto. Quest’anno, ad esempio, non abbiamo nemmeno avuto un pro-shot completo, nonostante esista (lo si vede e sente nei promo del tour 2026).
Esageriamo dicendo che ci piacerebbe avere anche l’audio ufficiale dello show a cui abbiamo partecipato, come fanno Metallica o Springsteen. Siamo certi che molti sarebbero disposti a spendere soldi per avere una testimonianza “ufficiale” del concerto visto.

1. MAGGIORE CONTROLLO SUI BIGLIETTI
Per anni i Maiden sono stati una delle band con i biglietti più accessibili, se paragonati ad altri artisti della stessa grandezza. Ora le cose sono cambiate, e noi italiani lo sappiamo fin troppo bene. Ma non pensiate che gli aumenti spropositati siano avvenuti solo qui.
È vero: tutto è aumentato, e dove c’è stato un incremento “logico” non abbiamo nulla da dire. In altri casi, però, no. Pensiamo agli Stati Uniti, dove le critiche ai prezzi - anche a causa del dynamic pricing, pratica che la band aveva in passato condannato - sono state molto forti.
Servirebbe anche un maggiore controllo sulla rivendita e sui pacchetti VIP. Ancora oggi si vedono biglietti a prezzi “umani” sparire per poi riapparire pochi minuti dopo a dieci volte tanto, mentre i posti migliori vengono venduti come “platinum”, che in pratica significa: stesso posto, ma costa di più.
È chiaro che i Maiden non vendano direttamente i biglietti, appoggiandosi a piattaforme come Ticketmaster o Vivaticket. Tuttavia, la band ha comunque voce in capitolo. Senza citare il caso dei The Cure, che hanno imposto un tetto ai prezzi, anche artisti come Ariana Grande e AC/DC hanno fatto lo stesso. Segno che, volendo, si può intervenire.



