San Siro si inchina agli Iron Maiden: recensione di un concerto epocale
- 25 giu
- Tempo di lettura: 10 min

"Essere la prima band metal a suonare qui è davvero un onore, sul serio."
Tutti pensavano che sarebbe stato il solo Steve Harris, arcinoto appassionato di calcio, a spendere qualche parola sull'importanza del debutto degli Iron Maiden allo Stadio Meazza. Invece, tutta la band appare visibilmente emozionata di trovarsi su quel palco. Ma uno stadio, per quanto storico e leggendario, resta pur sempre uno stadio: a fare la differenza sono gli oltre 45.000 fan della Vergine di Ferro presenti quella sera, il pubblico più numeroso mai radunato dal gruppo inglese in Italia. Risultato tra l'altro raggiunto neanche un anno dopo lo show record allo Stadio di Padova: ma non dovevano essere entrambi un flop di vendite, a detta di qualcuno?
Ciò che comunque fa davvero venire i brividi, sia agli spettatori sia alla band, è il fatto che quel pubblico non sia da record soltanto per il numero di presenti, ma anche per il rumore assordante prodotto da ogni singola persona. Non a caso, il video realizzato da Leana, moglie di Bruce Dickinson, della folla che cantava il ritornello di Aces High - accompagnato dalla didascalia, rigorosamente in italiano, "Siete i migliori!" - ha fatto il giro del mondo. Addirittura diversi portali sudamericani sono stati costretti ad ammettere che in Europa esiste un paese capace di competere con loro in termini di passione e partecipazione ai concerti dei Maiden.
Ma andiamo con ordine.
La giornata è torrida e l'asfalto del piazzale antistante lo stadio sembra sciogliersi sotto il sole. Nonostante ciò, centinaia di fan sono arrivati fin dalle prime ore del mattino, alcuni addirittura la sera precedente. Orde di persone con magliette degli Iron Maiden di ogni epoca e stile si aggiravano tra gli stand del merchandising e quelli dedicati al cibo.

Proprio qui nasce la prima critica della giornata. La maglietta evento è davvero splendida e il richiamo al Meazza le conferisce un valore aggiunto non indifferente. Perché, allora, ne sono state stampate così poche? Siamo abituati a vedere assalti agli stand del merch, soprattutto quando si tratta di magliette esclusive, ma questa volta intere taglie sono andate esaurite nel giro di mezz'ora. Il management sapeva perfettamente che l'affluenza sarebbe stata elevata (in caso contrario non l'avrebbero proprio realizzata), quindi perché lesinare sul numero? "Tanto la ordini online nelle 48 ore dopo, così loro sanno esattamente in quanti la prenderanno e ne produrranno una cifra esatta senza rischiare di avere degli avanzi", direbbe qualcuno...
Archiviato il capitolo merchandising, possiamo passare direttamente alla musica. La scelta dei Trivium come band di supporto aveva fatto storcere il naso a molti sui social, esprimendo preferenze per gruppi come Megadeth o Anthrax (entrambi impegnati in altri concerti durante quei giorni); tuttavia, la band di Matt Heafy riesce a conquistare se non il cuore almeno le orecchie di gran parte dei presenti a quell'ora. Insomma, non uno show indimenticabile ma siamo sicuri che tutti abbiano visto di molto peggio in apertura ai Maiden.
Ma è alle 20:50 che le cose si fanno intense sul serio. San Siro è praticamente pieno in ogni ordine di posti; soltanto qualche settore del terzo anello, messo in vendita nelle settimane precedenti, presenta ancora qualche posto vuoto. Anche il tanto discusso prato da 184 euro è completamente esaurito (come detto fin da prima dell'apertura della vendita, per ragioni di sicurezza non sarebbe stato possibile accogliere ulteriori spettatori in questo settore). A dire il vero, però, basterebbe la metà dei presenti per dare l'impressione di uno stadio stracolmo, considerando il volume raggiunto dalle nostre voci già durante le prime note di Doctor Doctor. Chiunque conosca i Maiden sa quanto quel brano rappresenti un rito collettivo, ma questa volta nell'aria si percepisce qualcosa di diverso. Ides of March viene cantata a squarciagola da ogni presente (curioso, visto che è una strumentale!) e ciò ci porta dritti a Murders in the Rue Morgue, prima vera canzone del concerto. Nonostante la mancanza dei pyro (ne parliamo più avanti), la rullata di Simon Dawson fa definitivamente detonare San Siro, che accoglie gli Iron Maiden con un boato da record (davvero, qualcuno ha notizie sui decibel del pubblico?!).

Che la band sia in forma smagliante lo sapevamo già dall'anno scorso, ma questa sera c'è qualcosa di più. Sarà l'emozione di suonare finalmente a San Siro, sarà il pubblico più numeroso mai avuto in Italia o semplicemente l'incredibile partecipazione dei fan, ma gli Iron Maiden appaiono sinceramente felici di essere lì come in poche altre occasioni. Bruce Dickinson non ha nemmeno bisogno di incitare il pubblico: le urla e i cori sono continui. Neanche il tempo di riprendere fiato e si continua con Wrathchild, durante la quale i nostri salti smuovono sicuramente qualche sismografo. La successiva Killers corona definitivamente il pubblico milanese come il più rumoroso del tour fino a quel momento, con tutto lo stadio che canta non solo il testo, ma anche tutte le parti strumentali, per poi accogliere il nostro amichevole Eddie di quartiere durante gli assoli. La band è semplicemente in una forma straordinaria e, avendola vista sia prima sia dopo questo concerto, possiamo affermare che raramente l'abbiamo sentita a un livello simile, Bruce Dickinson su tutti.
Arriva il primo momento di pausa e, naturalmente, i fan ne approfittano per intonare il classico "Olè, olè, olè, olè, Maiden, Maiden". Nulla di nuovo per chi frequenta i loro concerti, ma ascoltarlo risuonare con tale forza a San Siro è qualcosa di davvero emozionante. Un'emozione che sembra raggiungere anche i musicisti sul palco, completamente rapiti dalla risposta del pubblico. In quel momento non era più chiaro chi fossero le vere star della serata.
"Finalmente hanno lasciato suonare una band Metal a San Siro!", dice Bruce.
Sinceramente, come detto all'inizio, ci aspettavamo che il tema venisse accennato solo brevemente dal cantante, considerando che il vero appassionato di calcio della band è Steve Harris. Eppure le parole dell'Air Raid Siren appaiono sincere e cariche di emozione. Bruce arriva addirittura a definire San Siro uno "stadio leggendario". Del resto, è la prima volta che il cantante, per incitare il pubblico, non urla solo "Scream for me *nome della città o della nazione*" ma era un continuo di "SCREAM FOR ME SAN SIRO!!". A quanto pare, tutti gli Iron Maiden si sentono davvero onorati di esibirsi in una cornice così prestigiosa, soprattutto dopo tutti questi anni di attesa. E diciamolo: ne è valsa la pena.
Dopo qualche inchino di Steve verso il pubblico (sembrava più emozionato qui che allo stadio del suo West Ham l'anno scorso), lo show prosegue con Phantom of the Opera, la quale scatena il consueto pogo e isteria di massa. The Number of the Beast senza fiamme fa un effetto strano, ma ciò non ferma né il pubblico né la band dal regalare una performance da urlo.
"38 anni fa non avremmo nemmeno sognato di suonare davanti al pubblico più numeroso nella storia degli Iron Maiden in Italia. Quando tornate a casa stasera, possano i vostri sogni essere infiniti". Così Bruce introduce Infinite Dreams, assente dalla setlist dei Maiden da troppo, troppo tempo. Intorno a noi c'è gente che piange, gente che urla e in maniera strozzata canta ogni singola parola. Tante canzoni della band hanno un significato profondo e unico per molti fan, ma questa in particolare è sempre stata una delle più sentite dalla maggior parte del fandom. L'esecuzione di questo brano è da manuale (in particolar modo l'urlo di Bruce) e possiamo dire che l'attesa è stata pienamente ripagata.

Si ritorna su lidi prettamente più heavy con Powerslave, seguita subito dopo da 2 Minutes to Midnight, il cui ritornello è stato probabilmente sentito anche in Piazza Duomo. Un attimo di pausa in cui Bruce si rammarica del fatto che la sua borraccia contenga acqua e non limoncello e si prosegue con un altro brano che per molti fan è sempre stato un sogno da sentire dal vivo: Rime of the Ancient Mariner. La band è davvero al top della forma e offre una versione del classico di Powerslave semplicemente impeccabile (se solo Adrian non avesse avuto problemi con la chitarra durante la parte lenta!).
La batteria di Simon (e le nostre mani) scandiscono l'iconico inizio di Run to the Hills, uno dei momenti che attendevamo di più dello show proprio per vedere la risposta del pubblico: beh, le nostre aspettative sono state ampiamente superate!
Ogni singolo spettatore ha urlato non con la gola ma con il cuore tutte le parole di quel testo, oltre al famoso crescendo prima dell'ultimo ritornello. Viene da chiedersi se la band riuscisse davvero a sentire cosa stesse suonando o se stava semplicemente seguendo la folla.
Si continua con Seventh Son of a Seventh Son, che ribadiamo essere uno dei momenti più alti (forse il più alto?) della scaletta di questo tour. Ed è qui che Bruce fa l'impensabile: non solo canta ogni parte vocale come su disco (sia nel tour originale, sia nel revival del 2012-2014, sia nelle date precedenti a questa, il cantante "spezzava" le note lunghe per avere più fiato, a Milano invece le ha fatte tutte per intero) ma riesce a tenere, apparentemente senza sforzo, una nota da ben trenta secondi! Addirittura lo stesso Adrian Smith si gira a guardarlo, incredulo davanti a quello che sta sentendo. Bruce Dickinson, 68 anni ad agosto e reduce da un cancro alla gola, continua a rimanere irraggiungibile per la quasi totalità dei cantanti.
La title track del 1988 viene seguita da quello che ormai è il brano più popolare della band. The Trooper scatena nuovamente il delirio assoluto in tutto il Meazza, e la bandiera italiana sventolata da Bruce, accompagnata da un'altra apparizione di Eddie, lasciano tutti noi senza fiato in corpo. Fiato che però, magicamente, ritorna quando la band incomincia Hallowed Be Thy Name, altro classico immortale che viene cantato all'unisono dalla totalità dei presenti.

Iron Maiden va a concludere, come di consueto, il main set. La mancanza del big Eddie fisico si fa un po' sentire, ma ormai ci abbiamo fatto l'occhio. Dopo una brevissima pausa, le parole di Winston Churchill riecheggiano all'interno di uno San Siro che ha ancora tanta fame di Maiden, nonostante la gran mole di pezzi suonata. La band ritorna quindi sul palco con Aces High, uno dei brani più discussi della scaletta in quanto, a causa della sua posizione a fine concerti, dà spesso parecchi problemi a Bruce. Beh, a quanto pare avere 45.000 persone che cantano ogni singola parola deve averlo aiutato, visto che ha senza dubbio tirato fuori un'ottima versione della canzone, specie considerate le circostanze. Fear of the Dark, come al solito, viene accolta da un boato gigantesco, e le mura dello stadio non possono fare altro che tremare sotto i salti e cori del pubblico. Addirittura qualcuno riesce ad accendere un fumogeno, ed è subito Sud America!
Wasted Years conclude ufficialmente lo show, con Bruce che, come al solito, ci saluta dicendo che ci rivedremo presto. Con gli anni che passano e la paura che da un momento all'altro possano smettere, questa promessa, per quanto scontata, ci rincuora sempre.

Prima di buttarci sulle conclusioni di questo concerto, volevamo toglierci qualche sassolino dalla scarpa riguardo ad alcune cose, giusto per non passare per quelli a cui va sempre bene tutto.
Orari di apertura
Sappiamo che la questura può essere molto rigida, specie con questo tipo di eventi. Tuttavia è possibile che per un concerto (degli special guest) che inizia alle 19:30 il pubblico che vuole la transenna deve entrare ben 5 ore prima? Specie con un caldo infernale? Va bene che non siamo più nei tanto temuti ippodromi, però è possibile che un ingresso ad un orario normale (18? 18:30?) sia così problematico?
Mancanza di effetti pirotecnici Anche qui, perché sono stati vietati? La band li aveva sicuramente (i più attenti avranno notato che prima dell'apertura dei cancelli si è sentito uno dei botti di inizio concerto, probabilmente utilizzato come test) quindi la motivazione del loro inutilizzo è senz'altro relativa ad eventuali "problemi di sicurezza". Salvo però che quasi ogni altro artista che si esibisce al Meazza porta con sé fuochi che, diciamolo, fanno impallidire quelli dei Maiden. A questo punto la domanda sorge spontanea: c'è stata un po' di discriminazione a causa del genere di musica?
Produzione (dei Maiden) inadeguata
Fino al 2023 possiamo dire che i Maiden non necessitavano per forza di un "upgrade", dal momento che il Future Past Tour è stato principalmente un arena tour. Ma visto che sapeva benissimo la grandezza delle location del Run For Your Lives Tour, sia nel 2025 che nel 2026, la band doveva attrezzarsi di conseguenza. Sia chiaro, il palco è veramente bello e gli schermi lo rendono molto più immersivo del passato, ma... è lo stesso palco dal 1999. Gli standard erano diversi, la stazza della band era diversa. Ormai la produzione dei Maiden sfigura anche con band ben più piccole di loro ed è assolutamente inadatta per i grossi stadi. Gli schermi sono troppo piccoli, le passerelle di Bruce bloccano, parzialmente o totalmente, la visuale agli spettatori laterali... insomma, ci vorrà un bel restyling se questa è la strada che la band ha intrapreso.
Prezzi fuori controllo
Non potevamo esimerci dal commentare un'ultima volta i prezzi di alcuni settori dello stadio. Certo, sappiamo che suonare da noi ha costi ben più alti che in altri paesi, sappiamo che una location come San Siro richiede spese maggiori, ma un prato a quasi 200€ è davvero tanto. Ora, non chiediamo certo che si ritorni ad un posto unico venduto a 30€, però ci sono vie di mezzo più ragionevoli. Un prato a 130€ sarebbe stato sicuramente meglio percepito, nonostante sia comunque una cifra molto cara. E possiamo dare la colpa agli organizzatori quanto vogliamo, ma se ci sono prezzi simili in quasi tutte le date (se non per il prato, per i posti a sedere), anche in paesi più "poveri", evidentemente il problema non sono solo loro ma anche la band stessa. Ricollegandoci al discorso sulla produzione: i Metallica chiedono cifre del genere, ma hanno anche un palco speciale che richiede più camion, più autisti, più operai. Come mai i Maiden, con una produzione molto più classica ed economica, hanno prezzi praticamente uguali? Concludiamo con un nostro pensiero di mesi fa: "Steve Harris non sa quanto costa un biglietto per San Siro, ma sa quanto prende di cachet". E, forse, sarebbe l'ora o di giustificare certe spese oppure di abbassarle direttamente.
Tutto questo, però, per fortuna (o sfortuna) passa in secondo piano se pensiamo a che cosa abbiamo assistito quel giorno. Ogni show degli Iron Maiden è un evento, e non per il numero di partecipanti, ma per la passione condivisa equamente tra fan e band stessa. Tuttavia, quello di San Siro è stato davvero un concerto storico.
Non per il record di spettatori. Non per la location. Ma per la dedizione e il cuore che tutti noi ci abbiamo messo.
Certo, potremmo stare qui a commentare ogni singolo membro della band, ma sinceramente: ce n'è davvero bisogno? C'è ancora qualcuno che non sa che razza di macchina da guerra sono Bruce, Steve, Simon, Adrian, Dave, Janick e Nicko (ad honorem, per questo tour)?
Anche dopo lo show di Padova si leggevano commenti che etichettavano quello come "il miglior concerto dei Maiden di sempre", ma questa volta siamo sicuri che anche i Maiden stessi siano concordi sul dire che quella di San Siro è stata una delle serate più memorabili della loro carriera. Basta guardare quanti post e reel hanno dedicato al pubblico milanese, arrivando a scrivere che "abbiamo fatto la storia insieme". Se il film live fosse stato filmato al Meazza sarebbe stato sicuramente un must have per ogni fan dei Maiden e chissà, magari le encore mancanti dallo show di Parigi [la scaletta è stata tagliata a causa di un blackout, ndr] le prenderanno proprio da qui.
Gli Iron Maiden, con buona pace di chi gli augura male e flop ogni anno, continuano a superarsi e a dimostrare a tutti perché sono la band Heavy Metal con il seguito più fedele di tutti. A San Siro si sono superati, ancora una volta. E, forse, è stato proprio grazie a quel seguito che ci sono riusciti.
Un concerto che è stato ascoltato non solo dalle orecchie, ma anche dal cuore.
Grazie, Maiden.




