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Rod Smallwood: "Gli Iron Maiden sono nati per andare in tour"

12 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

In una recente intervista con la radio cilena Radio Futuro, il manager degli Iron Maiden Rod Smallwood ha parlato del rapporto della band con il pubblico dell'America Latina nella leg 2026 del Run For Your Lives Tour:


«È fantastico. [La band] se la sta godendo tantissimo. Quando vieni a suonare davanti al pubblico sudamericano, naturalmente trovi platee un po’ diverse tra loro, alcune leggermente migliori di altre, ma è qualcosa di straordinario L’anno scorso abbiamo fatto un tour negli stadi europei, quest’anno abbiamo suonato nei festival e siamo appena stati in America. E il pubblico sudamericano… beh, è come nel calcio. I latini tendono a manifestare le proprie emozioni in maniera più forte e rumorosa rispetto a noi europei. E la differenza si nota moltissimo. Non appena arrivi in Messico e poi scendi ancora più a sud, diventa tutto assolutamente… Voglio dire, se non ti piace suonare davanti a un pubblico del genere, tanto vale lasciar perdere. Davvero. E la band se la sta godendo da morire. Stiamo suonando davanti a trentamila, quarantamila, cinquantamila persone a concerto, e qui [in Cile] addirittura sessantacinquemila. Ed è semplicemente una gioia. Voglio dire, se vuoi fare il musicista professionista, secondo me non puoi chiedere di meglio. E io lo adoro. Di solito, durante i concerti, mi metto alla postazione del mixer. Il problema è che negli stadi la postazione è chiusa: ha un tetto e delle pareti laterali per proteggere le attrezzature dalle intemperie, ma così non riesci a vedere il pubblico. Per questo, in Sud America, e soprattutto qui, tendo a sistemarmi da qualche parte sugli spalti o, idealmente, nei palchi, per guardare il concerto da lì. Perché adoro osservare il pubblico. E qui… voglio dire, è proprio per questo che abbiamo registrato qui "En Vivo!", l’album dal vivo dei Maiden del 2012. Il pubblico cileno ha un ritmo tutto suo, qualcosa che non si vede esattamente da nessun’altra parte. C’è una naturale fluidità nei movimenti della folla… È come se ci fosse una sorta di ritmo, un movimento collettivo che scorre in maniera spontanea. E ricordo benissimo l’ippodromo in cui abbiamo suonato. Fu qualcosa di incredibile. Voglio dire, c’erano più di cinquantamila persone. E quello fu, in un certo senso, un concerto di transizione, perché naturalmente il vecchio impianto poteva contenere soltanto venticinquemila persone.»

Ha poi risposto alla domanda se fosse difficile mettere insieme un tour dei Maiden rispettando gli impegni solisti dei vari membri:


«No. Amano andare in tour. E io pianifico le tournée con almeno due anni di anticipo, a volte anche tre. Alla fine di ogni tour, faccio sapere loro cosa faremo la volta successiva. E sì, i Maiden sono una band fatta per andare in tour. I Maiden sono sempre stati una grandissima band dal vivo, sempre molto vicini ai fan e hanno sempre amato suonare, esibirsi dal vivo. Voglio dire, Steve Harris, con il suo progetto parallelo British Lion, è capace tranquillamente di giocare una partita di calcio, fare un concerto con i British Lion e poi suonare con i Maiden in uno stadio, tutto nello stesso fine settimana. E lo fa regolarmente. Adora semplicemente suonare. Ama guardare i fan dritto negli occhi. La prima volta che li vidi, il cantante era stato arrestato, quindi c'era Steve che cantava e, ovviamente, suonava il basso, insieme a Dave [Murray] alla chitarra e al batterista originale. C'erano soltanto loro. Ed era già evidente che Steve fosse un bassista fenomenale e che Dave fosse un autentico guitar hero. Da quel momento in poi, tutto è sempre ruotato attorno ai tour, perché è questo che piace fare alla band. Quindi no, non è affatto difficile convincerli a tornare in tournée.»

 
 
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