Un'altra recensione di Senjutsu: "Nonostante le critiche sensate, i Maiden sono su un altro livello"



Ecco un'altra recensione dall'edizione tedesca di Metal Hammer:

Voto: 6/7


"Già con The Book of Souls, gli Iron Maiden sembravano aver perso una certa parte di audience a causa della loro svolta prog e per via della tendenza di lasciarsi prendere la mano. Sei anni dopo, il secondo doppio album della carriera degli Inglesi non è per niente un ritorno al passato.

Lo fa capire il ritornello da canzone marinaresca della title track, o l'intro di chitarra spagnoleggiante del primo singolo, o ancora il preludio da fuoco da campo in stile "Lady in Black" [Canzone degli Uriah Heep, nda] di Lost in a Lost World, e il tutto mentre Dickinson brilla con diverse incredibili melodie vocali (The Time Machine). Death of the Celts è definitivamente al pari dei classici pezzi da 10 minuti del passato, e la parte della canzone in cui Harris dribbla il suo basso davanti alla tempesta di chitarre e diventa il centro dell'attenzione è da applausi.


I brontoloni possono lamentarsi (non ingiustificatamente) della solita produzione ammuffita di Kevin Shirley o della predominanza di mid-tempo, così come (di nuovo, non senza ragione) della sproporzione di idee e della lunghezza delle canzoni. E si, bisogna ammetterlo, il vuoto creativo di The Parchment è un drammatico ostacolo su cui inciampi, ed è piuttosto un bukkake di pezzi strumentali che non vanno da nessuna parte, cosa di cui non c'era bisogno. Specialmente perché la traccia seguente Hell on Earth ha così tanto spirito e aplomb, e prova quindi che, nonostante i possibili punti di critica, i Maiden sono su tutt'altro livello."