Adrian Smith e Janick Gers commentano le parti di chitarra di ogni traccia di Senjutsu!



Janick Gers e Adrian Smith sono stati intervistati da Guitar World per parlare del loro approccio al nuovo album degli Iron Maiden, Senjutsu.


I due chitarristi hanno iniziato parlando del fatto che non serve un'ottima strumentazione per fare buona musica, motivo per cui Janick ha suonato un' Epiphone Les Paul Custom durante If Eternity Should Fail nel 2016 e nel 2017:


J: "Volevo farlo perché se sei un ragazzino che sta vedendo gli Iron Maiden non voglio che tu pensi di dover spendere 3000 euro per suonare bene. Molti chitarristi pensano che una chitarra costosa suoni meglio, ma la verità è che le persone raramente sentono la differenza. Ci sono chitarre decenti che tutti possono permettersi. Non cambia molto. Se c'è solo un chitarrista nella band potresti sentire la differenza fra qualcosa che costa 3000 euro e qualcosa che costa 500 sterline. Ma siamo in 3, e io non sentivo la differenza. Era per dire ai ragazzini: 'Puoi farlo, prendi una chitarra, metti insieme una band e iniziate a suonare! Non devi essere ricco.' Questo è il motivo per cui ho usato quella chitarra. "

Adrian ha poi continuato dicendo è stato Roy Z (l'altro chitarrista della band solista di Bruce Dickinson) ad aprirgli gli occhi su come suonare:


A: "Non ho mai studiato perché non c'erano molte informazioni quando ero giovane. Ma mentre suonavo con Roy Z mi ha sgridato dicendo 'La tua tecnica non è un granché!'. All'inizio ho pensato: 'Ehi, aspetta un attimo amico!'. Ma aveva ragione. Mi ha mostrato alcuni esercizi di plettrata alternata e li ho praticati per ore e ore, perché dovevo stare al suo passo. Hanno davvero migliorato il mio modo di suonare e mi ha aiutato ad usare le dita in modo corretto e a renderle più forti."

I due hanno poi iniziato a parlare delle tracce di Senjutsu nello specifico:


1. SENJUTSU

Adrian: “La title track è ispirata ai tamburi giapponesi. Abbiamo messo il mio demo su Pro Tools e Nicko [McBrain] ci ha suonato sopra. Dopodiché abbiamo tolto la batteria digitale e aggiunto le chitarre. Avevamo la batteria e le tracce di chitarre pronte come prima cosa. Avevo un paio di melodie in mente e vista la loro natura orientaleggiante Steve [Harris] ha suggerito si parlasse di una battaglia - un esercito che cerca di scalare le mura di una città. Drammatico allo stato puro!

2. STRATEGO

Janick: “Ho scritto un sacco di musica per questo pezzo e Steve ha aggiunto le sue melodie. E' una classica canzone rock 'n' roll con un po' più di creatività.


Adrian: “Quel power chord con la sesta minore suona davvero dark ed è veramente efficace. Crea l'atmosfera e poi parte! Definisce il sound della canzone, con quell'elemento di discordanza.”


3. THE WRITING ON THE WALL

Adrian: “Questa è una delle mie canzone in cui mi sono permesso un assolo lungo! Sono sempre stato sulle 16 battute con i Maiden - ogni assolo ha quella durata. Non ne ho mai fatto uno da 32, quindi ho pensato di darmi il doppio del tempo questa volta. Ed è stata una bella sfida cercare di mettere insieme qualcosa di interessante. Quindi ho fatto questo assolo melodico, Dave ne ha fatto uno suo e Janick suona la roba nell'outro. Ma abbiamo avuto un sacco di problemi con quel semplice riff in Re. Quando le tre chitarre lo suonavano, a causa dell'intonazione, non mi sembrava giusto. Due chitarre andavano bene ma tre rovinavano tutto un pochino. Quindi Janick ha suonato la parte alta e io quella bassa.”


Janick: “C'è sicuramente un tocco celtico in questa canzone. Quando scriviamo una canzone, tutto va come deve andare. E' questo che dà alla band così tanta profondità. C'è anche quell'atmosfera da cowboy all'inizio. Si sposano veramente bene le cose, e suona comunque Iron Maiden.”



4. LOST IN A LOST WORLD

Adrian: “Steve ha diversi approcci alle cose, il che è un punto di forza - perché ci fa suonare in maniera diversa da chiunque altro. Ha un talento per questi cambi di tempo, e a volte è difficile memorizzarli, ma avendo lavorato con lui per tanti anni posso quasi predire cosa accadrà dopo. Penso che tutti ne siamo in grado. E' questa la bellezza di avere una band con cui hai suonato per tanto tempo”


Janick: “Non abbiamo paura di prendere direzioni differenti nel mezzo di una canzone. Non importa quanto questa verrà lunga - se suona bene, preparati. Per quanto riguarda le chitarre che doppiano la voce, a volte le inseriamo prima di Bruce e altre volte le aggiungiamo dopo. E' diverso ogni volta. Dà alla chitarra un'ottava più alta e rende il suono diverso, aggiungendosi alla linea vocale.”


5. DAYS OF FUTURE PAST

Adrian: “Ha quel sound moderno e dura solo 4 minuti, quindi è la traccia più breve del disco. Il riff che arriva dopo 30 secondi suona fresco e giovane. Usa il Mi sul settimo tasto, il Do e il La. Sembra quasi un qualcosa di flamenco se lo suoni con la chitarra acustica accompagnato da un ritmo da bossa nova, ma appena colleghi il Marshall suona differente, una buona canzone rock! Mi piace quell'accordo di Mi e i vari movimenti.”


6. THE TIME MACHINE

Janick: “Questa è quella con le strane accordature all'inizio, per aggiungere più sfumature. E' stato suonato sulla Stratocaster. Ad essere onesti stavo per rifarlo con la chitarra acustica, ma la Strat aveva un suono strano e l'acustica non avrebbe potuto replicarlo. Ho messo tutto il possibile per questa canzone. Abbiamo sempre amato le canzoni più lunghe, e anche se siamo considerati heavy metal possiamo essere Folk, Edgy, Progressive e parecchio tranquilli alcune volte. Per certi versi, il nostro modo di guardare ad un nuovo album rende tutto possibile! Tutto ciò di cui hai bisogno è un ritornello potente. Poi aggiungi le chitarre, il nostro lavoro è quello di creare un tappeto che esalti il cantato di Bruce invece di ostacolarlo. Abbiamo un modo naturale di suonare. Non ci pensiamo troppo.”


7. DARKEST HOUR

Adrian: “Per questa ho suonato la mia Jackson a doppio manico, uno con 6 corde e uno con 12. Pensa 3/4 di una tonnellata! Ma suonava davvero bene nello studio, specialmente per una canzone in stile ballad.”


8. DEATH OF THE CELTS

Adrian: “E' divertente - Steve ha tutte queste idee e poi guarda me, Dave o Janick. Le idee sono solitamente complicate, quindi potresti vedere dei chitarristi che si nascondo dietro ai loro amplificatori, aspettando che qualcuno si offra di imparare quelle parti super complicate! Ma facciamo tutti la nostra parte. Suonare la roba di Steve richiede molta concentrazione. Veramente, può essere piuttosto difficile.”


Janick: “Abbiamo fatto questo album in maniera molto diversa dal solito. Normalmente, affittiamo uno studio per provare, scrivere 7 o 8 canzoni e poi andiamo a registrarle. Questa volta abbiamo fatto tutto direttamente in studio. Siamo andati e abbiamo imparato le cose lì, rifinendole e poi passando alle prossime. Può essere tutto confusionario, specialmente con i pezzi lunghi. C'erano un sacco di melodie e riff che aleggiavano nello studio. Canzoni come Death of the Celts sono state fatte in parti. A volte suonavamo armonie da tre chitarre insieme. E c'erano un sacco di cambi di tempo. Steve aveva un riff e una melodia da farci memorizzare, e dopo c'era un cambio di tempo, e dopo ancora si tornava alla melodia ma con un tempo differente! Non è stato un album facile da comporre.”


9. THE PARCHMENT

Janick: “Questa ha un tocco egizio. Con i Maiden amiamo l'immaginario che si crea attraverso la musica. Possiamo portare le persone in posti differenti, ed è una gran cosa da fare con la musica e la chitarra. Pensi a quello che stai suonando e a come puoi far immergere l'ascoltatore. E' qualcosa di magico.”


10. HELL ON EARTH

Adrian: “Con quei Marshall JVM hai due canali puliti e due canali distorti, e ognuno di essi ha tre settaggi differenti. Ci sono un sacco di toni diversi. Con il pulito la compressione è davvero importante - beh, la compressione è importante in generale nella registrazione perché rende tutto unito e pungente. I Maiden sono da sempre conosciuti per inserire sfumature leggere nelle canzoni. Le dinamiche sono davvero importanti per noi”


Janick: “Questa è una fine perfetta per l'album, con così tanta potenza. E' veramente cinematografica a amo come le chitarre interagiscono fra di loro. E' heavy ma ha tantissimo spirito. E' album di cui essere fieri. Non posso dirti che è il migliore che abbiamo fatto, sarebbe stupido. Ma ne sono davvero orgoglioso - come lo sono per molti altri album dei Maiden.”