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Bruce Dickinson spiega perché non ci sono nuove band che riescono a riempire gli stadi



In un'intervista con la radio svedese Bandit, Bruce Dickinson ha spiegato perché, secondo lui, c'è una mancanza di nuove band Rock o Metal che possono ambire a riempire gli stadi.


"Ero con un grosso promoter quando ero in Brasile la scorsa settimana. Ero al comic Con a Sao Paulo per presentare The Mandrake Project. Insomma, ero lì insieme a questo promoter brasiliano e ci stavo parlando. Mi fa, 'È un problema per noi, per i grossi festivals, per gli organizzatori.' Ha continuato, 'Non ci sono headliners'. Puoi contare gli headliners sulle dita di una mano, persone che possono farlo - le metti in cima al bill e i fans dicono, 'Oh sì, vado a vederli'. E, sfortunatamente, la ragione di ciò, credo, sono le grandi compagnie che hanno preso il controllo di tutto e sono interessate a fare i soldi, quindi chiamano i grossi headliners, ma non portano band che fanno di tutto per costrursi una fanbase e per creare la dedizione di andare avanti. Perché non diventi un headliner dal giorno alla notte. Diventi un headliner facendo un mucchio di date in un mucchio di posti, con persone e fans che ti seguono e poi improvvisamente stai suonando alla Wembley Arena e pensi, 'Oh mio Dio, questi stanno suonando nelle arene. Il prossimo step è fare da headliner in un festival.' E in quel momento fai un passo in quel mondo."

Bruce continua:


"Negli Stati Uniti, per esempio, quando ho fatto il mio primo tour con i Maiden, per tutti i concerti nelle arene che abbiamo suonato facevamo da spalla o roba simile. Ma è quello il punto - eravamo gli special guests in un bill di tre band, a Chicago. E ci sarà stato stato un promoter che ha fatto chicago, un altro che ha fatto New York e così via. E i promoters di tutte le città dicevano, 'Sì, vi faremo tornarne. Faremo questo show con voi. E dopo faremo quest'altro. E vi faremo creare un nome qui a Chicago. E vi faremo crescere fino a farvi diventare headliner in quel posto. Quando avremmo visto la reazione positiva, vi faremo nuovamente tornare, in un posto grande il doppio.' E ogni promoter faceva così per ogni band. Adesso, sfortunatamente... o fortunatamente - voglio dire, Live Nation ci paga un mucchio di soldi - quello che non fanno è rapportarsi ai gruppi nella stessa maniera. Dovete capire che quei promoters, le persone, si prendevano dei grossi rischi a livello personale. Organizzavano uno show e perdavano la loro maglietta. E dopo ne facevano un altro e dicevano 'Oh, abbiamo fatto dei soldi questa settimana. Fantastico.' E quindi capirete bene quando arriva la tentazione - non so da dove vengano i soldi, da un fondo speculativo, da questo o quello, non mi importa. Ma la tentazione arriva quando qualcuno vi dice, 'Ci piacerebbe comprare quello che fate per New York o Chicago o ovunque sia, e vi daremo un sacco di soldi. Il patto è che non potete fare altro dopo. Sarà come lavorare per noi per un po' o prendersi una vacanza, perché d'ora in poi pensiamo noi allo show.' Hanno praticamente spazzolato tutto. Voglio dire, erano businessmen intelligenti. Ma artisticamente, per la salute della scena musicale, penso fosse problematico. Voglio dire, posso sembrare ingrato, ma ho l'impressione che la scena era più vibrante quando si parlava di band che potevano uscire e sorprendere le persone. E l'altra cosa [che impedisce alle nuove band di crescere] è che il numero di piccole venues dove le band potevano suonare si è ridotto. E ciò ha ridotto il numero di persone che andavano e dicevano, 'Sono stato ad un concerto l'altro giorno. È stato figo. È stato molto meglio che stare seduto davanti ad uno schermo.'... ma devi avere i posti [per fare quel concerto].

Alla domanda riguardante cosa possa fare l'industria musicale per sopportare i piccoli locali e le band, Bruce ha detto:


"Beh, penso si stia parlando di qualcuno che a Londra vuole costruire la Sphere, come a Las Vegas. Voglio dire, che perdita di tempo. Che perdita di tempo e soldi. Farebbero molto meglio a convertire mezza dozzina in sale da concerto e dire ai ragazzi, 'Hey, qui c'è una venue gratuita. Venite a suonare'."

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